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Le novità AI da seguire questa settimana

Claude in Slack, Adobe Firefly, AI Act, GPT-5.6 e modelli alternativi: cinque novità AI da conoscere per lavorare meglio in azienda.

Redazione PMI Digital Lab

4 min

Illustrazione minimalista di intelligenza artificiale con cervello digitale al centro, grafici, chat, calendario e icone dati su sfondo bianco, simbolo delle novità AI per le PMI.

PMI DIGITAL LAB

In questa guida

• Da dove iniziare • Esempi pratici • Errori da evitare

Da ricordare

L’AI è più utile quando parte da un problema concreto: una email da scrivere, una ricerca da verificare, una procedura da semplificare.

L’AI è più utile quando parte da un problema concreto: una email da scrivere, una ricerca da verificare, una procedura da semplificare.

L’intelligenza artificiale non sta più cambiando soltanto il modo in cui cerchiamo informazioni o creiamo immagini. Sta entrando nei canali in cui il team lavora ogni giorno, nei dati aziendali, nelle attività di ricerca, nei processi creativi e nelle regole che le imprese dovranno rispettare nei prossimi mesi.

Per una PMI, tuttavia, non serve rincorrere ogni annuncio. La priorità è distinguere tra strumenti che possono essere testati subito, novità da preparare con metodo e tecnologie interessanti ma ancora premature per diventare parte di un processo aziendale stabile.

Il filo conduttore di questa settimana è chiaro: l’AI sta passando dal chatbot usato occasionalmente a strumenti collegati a conversazioni, documenti, dati e workflow operativi. Più utilità, ma anche più attenzione a permessi, dati e controllo umano.

Da provare già ora

1. Claude Tag in Slack: l’AI entra nelle conversazioni del team

Anthropic ha presentato Claude Tag, una funzione che permette di richiamare Claude direttamente nei canali e nei thread Slack attraverso la menzione @Claude.

Non si tratta soltanto di fare una domanda a un assistente. L’amministratore può autorizzare l’accesso a canali selezionati, strumenti, dati e, dove necessario, basi di codice. Claude può quindi usare il contesto disponibile per sintetizzare discussioni, individuare attività, organizzare follow-up e aiutare il team a trasformare una conversazione lunga in un output operativo.

In un team marketing, ad esempio, può convertire una discussione su una campagna in una lista di attività con priorità e responsabili. In un team operativo può riepilogare i problemi emersi durante la settimana. Nel customer care può aiutare a riconoscere richieste ricorrenti, criticità e punti da approfondire.

La funzione è disponibile in beta per clienti Claude Team ed Enterprise. Questo significa che va testata con un perimetro controllato, non attivata indiscriminatamente su tutti i canali aziendali.

Perché interessa a una PMI

L’AI smette di essere uno strumento separato e inizia a lavorare nello spazio in cui il team comunica già ogni giorno.

Cosa fare adesso

Scegli un canale interno non critico, ad esempio marketing, contenuti o organizzazione operativa. Per due settimane usa Claude solo per riepiloghi, raccolta delle attività e follow-up. Definisci prima quali canali può leggere, quali dati non devono essere caricati e chi approva l’output finale.

2. Google Gemini: più vicino a clienti, recensioni e attività quotidiane

Google ha introdotto nuove funzioni di Gemini pensate per le piccole imprese.

Una delle più interessanti è il collegamento al Google Business Profile. Collegando il profilo dell’attività, Gemini può acquisire maggiore contesto sul brand, sulle informazioni pubbliche, sulle recensioni e sulle performance dell’attività, aiutando a preparare risposte ai clienti e contenuti più coerenti.

Google sta inoltre introducendo i Business notebooks, spazi pensati per organizzare flussi di lavoro, attività importanti, informazioni operative e contenuti sulla base del contesto specifico dell’impresa.

Il segnale è rilevante: l’AI non viene più proposta soltanto per scrivere un testo, ma per lavorare con dati e materiali già presenti nell’ecosistema aziendale.

Sul piano della governance, Google Workspace ha anche introdotto nuovi controlli amministrativi per decidere se gli utenti possono utilizzare chat temporanee o eliminare la cronologia delle conversazioni in Gemini.

Perché interessa a una PMI

Per negozi, professionisti, attività locali e servizi B2B può ridurre il tempo dedicato a recensioni, risposte iniziali, contenuti ricorrenti e organizzazione del lavoro.

Cosa fare adesso

Collega un solo profilo aziendale e usa Gemini inizialmente per creare bozze di risposta alle recensioni, non per pubblicare automaticamente. Prepara una regola interna semplice: ogni risposta destinata al pubblico deve essere verificata da una persona prima della pubblicazione.

3. Perplexity Deep Research: dalla ricerca al report, al foglio o alla presentazione

Perplexity ha ampliato Deep Research dentro Computer, il suo ambiente operativo per ricerche e workflow più complessi.

La novità più interessante è il passaggio dalla semplice risposta a un risultato utilizzabile: una ricerca può diventare un report, un foglio di calcolo, una presentazione, una dashboard, un sito o un workflow successivo.

L’azienda ha inoltre esteso Computer alle applicazioni Microsoft 365, tra cui Word, Excel, PowerPoint, Outlook e Teams, per gli utenti dei piani compatibili.

Per una PMI questo può essere utile in attività che oggi richiedono molte ore di ricerca manuale: analisi concorrenti, confronti tra fornitori, studio di nuovi mercati, briefing commerciali, preparazione di presentazioni o sintesi di informazioni disperse.

Perché interessa a una PMI

La ricerca non termina più con una pagina di risultati. Può diventare direttamente un documento operativo da rivedere, arricchire e usare nel lavoro.

Cosa fare adesso

Crea un solo modello di ricerca, ad esempio: “analizza cinque concorrenti, confronta prezzi, posizionamento, canali e recensioni, poi prepara una tabella con fonti verificabili”. La regola deve essere chiara: l’AI accelera la ricerca, ma non sostituisce la verifica delle fonti, dei prezzi, dei dati contrattuali o delle informazioni rilevanti per una decisione.

4. Adobe Firefly: più coerenza tra immagini, video e contenuti del brand

Adobe sta evolvendo Firefly da generatore di immagini a spazio di lavoro creativo più completo.

Tra le novità più interessanti ci sono Elements e Projects. Elements permette di salvare e riutilizzare elementi creativi, come prodotti, oggetti, ambienti, personaggi o riferimenti visivi. Projects serve invece a mantenere nello stesso spazio asset, generazioni, riferimenti e contesto creativo.

Per chi produce contenuti con continuità, il vantaggio è importante. Una delle difficoltà più frequenti dell’AI generativa è mantenere una coerenza visiva tra immagini diverse. Salvando riferimenti e componenti approvati, diventa più semplice creare varianti per campagne, social media, newsletter, pagine prodotto e video brevi senza ricominciare da zero.

Firefly include inoltre funzioni per creare brand kit, storyboard, prime bozze video e contenuti adattabili a formati differenti. Alcune delle funzionalità più avanzate, incluso il nuovo ambiente creativo con Elements e Projects, sono però ancora in private beta.

Perché interessa a una PMI

Può ridurre il tempo necessario per adattare una stessa campagna a più canali, mantenendo una maggiore coerenza tra visual, messaggio e tono del brand.

Cosa fare adesso

Prima ancora di scegliere uno strumento, prepara una piccola libreria del brand: logo corretto, palette colori, font, immagini prodotto, esempi di post riusciti, riferimenti visivi e indicazioni su ciò che non deve comparire nei contenuti.

Questa raccolta sarà utile con Firefly, Canva, ChatGPT Images, Gemini o qualsiasi altro strumento creativo.

Da preparare

5. AI Act: trasparenza, contenuti generati e responsabilità aziendale

La Commissione europea ha pubblicato il Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’AI.

Il Codice è volontario, ma si collega agli obblighi di trasparenza previsti dall’Articolo 50 dell’AI Act, applicabili dal 2 agosto 2026.

È importante evitare semplificazioni. Non sarà necessario inserire un’avvertenza su ogni testo, immagine o contenuto creato con l’AI. Gli obblighi riguardano casi specifici, tra cui l’informazione alle persone quando interagiscono con determinati sistemi AI, la segnalazione dei deepfake e alcune pubblicazioni generate o manipolate dall’AI su temi di interesse generale.

Per le PMI, il punto centrale non è soltanto l’etichetta finale. È sapere quali strumenti vengono usati, quali dati ricevono, chi controlla l’output e chi approva i contenuti prima della pubblicazione.

Perché interessa a una PMI

Customer care automatizzato, chatbot, contenuti social, campagne pubblicitarie, immagini generate e video AI richiederanno più attenzione alla tracciabilità e alla supervisione.

Cosa fare adesso

Prepara una policy interna essenziale, anche di una sola pagina. Dovrebbe indicare:

  • gli strumenti AI autorizzati;

  • i dati che non possono essere caricati;

  • le persone responsabili della verifica;

  • i contenuti che richiedono revisione umana;

  • i casi in cui segnalare l’utilizzo dell’AI;

  • le procedure da seguire in caso di errore, contenuto inesatto o uso improprio.

Da monitorare: tre segnali importanti per il secondo semestre

Microsoft Copilot Notebooks: più contesto condiviso nei progetti

Microsoft sta estendendo Copilot Notebooks agli utenti di Copilot Chat. L’obiettivo è rendere più semplice raccogliere fonti, note, file e contesto di progetto in uno spazio condiviso e interrogabile.

Per le aziende già organizzate su Microsoft 365, può diventare utile per progetti commerciali, riunioni, procedure interne, materiali di formazione e gestione della conoscenza.

Notion: da spazio di lavoro a piattaforma per agenti

Notion ha presentato una Developer Platform che permette di sincronizzare dati esterni, costruire strumenti personalizzati e collegare agenti AI esterni, inclusi Claude, Codex e agenti sviluppati internamente.

È una novità interessante, ma non ancora pensata per una PMI che vuole semplicemente “attivare un pulsante”. Le funzioni di agent orchestration sono in alpha, mentre sincronizzazione dati e strumenti personalizzati sono in beta. Prima di adottarle servono processi chiari, dati ordinati e competenze tecniche.

GPT-5.6 e GLM-5.2: più scelta, ma non inseguire gli annunci

OpenAI ha avviato una preview limitata della famiglia GPT-5.6, inizialmente accessibile solo a partner e organizzazioni selezionate. Non è quindi una tecnologia su cui costruire subito un processo aziendale standard.

Parallelamente, Z.ai ha presentato GLM-5.2, un modello alternativo orientato a task complessi e di lunga durata. Il mercato dei modelli AI sta diventando più competitivo: oltre a ChatGPT, Claude, Gemini e Copilot, le imprese vedranno sempre più offerte con costi, modelli di licenza e livelli di controllo differenti.

La convenienza economica, però, non basta. Prima di testare un modello alternativo occorre verificare trattamento dei dati, condizioni contrattuali, localizzazione dell’elaborazione, supporto tecnico, continuità del fornitore e compatibilità con le esigenze aziendali.

Digitalizzazione: attenzione anche agli incentivi italiani

L’AI non vive soltanto nei chatbot. Per molte PMI il vero salto di qualità passa da processi digitali, sicurezza, cloud, CRM, software gestionali e organizzazione dei dati.

Il Piano Transizione 5.0 ha riaperto la piattaforma per le prenotazioni delle agevolazioni dedicate a investimenti in innovazione digitale, tecnologie avanzate ed efficienza energetica.

Da monitorare anche il Voucher Cloud & Cybersecurity, con una dotazione di 150 milioni di euro per PMI e lavoratori autonomi. La misura esiste, ma le modalità e i termini di apertura dello sportello agevolativo per le imprese devono ancora essere definiti con un successivo provvedimento.

Il messaggio è semplice: prima di acquistare strumenti AI, può essere utile verificare se il progetto rientra in un percorso più ampio di digitalizzazione, cybersecurity e miglioramento dei processi.

La checklist operativa della settimana

Non è necessario introdurre cinque nuovi strumenti AI in azienda. È più utile scegliere un processo semplice e misurare il risultato.

Questa settimana puoi:

  1. individuare un’attività ripetitiva che richiede troppo tempo;

  2. testare un solo strumento AI su dati non sensibili;

  3. definire una persona responsabile della verifica finale;

  4. limitare accessi, integrazioni e permessi;

  5. creare una breve policy interna per dati, contenuti e trasparenza;

  6. misurare il risultato dopo due settimane usando criteri concreti: tempo risparmiato, qualità dell’output, errori, correzioni necessarie e impatto sul team.

La novità più importante non è un singolo modello o una funzione spettacolare. È il passaggio dall’AI usata occasionalmente all’AI inserita nei processi quotidiani.

Le PMI che otterranno i risultati migliori non saranno quelle che provano tutto. Saranno quelle che scelgono pochi strumenti, li testano con metodo e mantengono il controllo umano sulle decisioni rilevanti.


5. E-commerce: il recesso deve diventare davvero digitale

Dal 19 giugno 2026, per gli acquisti online effettuati dai consumatori, il diritto di recesso non può più essere gestito soltanto tramite email, modulo PDF o richiesta al customer care.

Gli e-commerce e le altre piattaforme che permettono di concludere contratti online con i consumatori devono mettere a disposizione una funzione di recesso digitale ben visibile e facile da trovare.

In pratica, il cliente deve poter comunicare online la volontà di recedere dal contratto, fornire o confermare i dati necessari per identificare l’ordine e completare la richiesta attraverso una seconda conferma.

Dopo l’invio, il venditore deve trasmettere senza ritardo una conferma di ricevimento su un supporto durevole, ad esempio tramite email, indicando anche data e ora della richiesta.

Non si tratta di una semplice return policy commerciale.

La return policy può offrire condizioni più favorevoli, come reso entro 30 giorni o restituzione gratuita. Il recesso, invece, è un diritto previsto dalla legge per molti contratti conclusi a distanza con consumatori, normalmente esercitabile entro 14 giorni e soggetto a specifiche eccezioni.

Per esempio, il diritto di recesso può non applicarsi a beni personalizzati, prodotti deperibili, articoli sigillati che non possono essere restituiti per ragioni igieniche dopo l’apertura o ad alcune tipologie di contenuti digitali.

Perché interessa a una PMI

Per chi vende online, questa novità non riguarda soltanto la conformità legale. Richiede anche un processo digitale ordinato.

Un e-commerce deve sapere:

  • quale ordine il cliente intende annullare;

  • se il prodotto rientra nelle condizioni di recesso;

  • quando è stata inviata la richiesta;

  • chi deve approvarla;

  • come gestire rimborso, restituzione e comunicazioni al cliente;

  • come conservare una traccia verificabile dell’intera procedura.

Un flusso di recesso poco chiaro può trasformarsi rapidamente in richieste al customer care, contestazioni, recensioni negative e costi operativi non previsti.

Cosa fare adesso

Verifica che il sito abbia una funzione chiaramente identificabile, ad esempio “Recedi dal contratto” o “Richiedi il recesso”.

Il percorso deve essere semplice:

  1. il cliente identifica l’ordine;

  2. seleziona il prodotto o il contratto da cui intende recedere;

  3. conferma la richiesta;

  4. riceve automaticamente una conferma via email;

  5. il team interno riceve una notifica e avvia il flusso di rimborso o restituzione.

Aggiorna inoltre la pagina Resi e rimborsi, i Termini di vendita e le email automatiche post-acquisto. Devono spiegare in modo coerente il diritto di recesso, le eventuali esclusioni, i costi di restituzione e il collegamento alla funzione digitale disponibile sul sito.

Nota pratica

Prima di adottare un nuovo strumento, prova un flusso piccolo per sette giorni e misura se riduce davvero tempo, errori o passaggi inutili.

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